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Title: Sciopero della fame dei rifugiati nell'ambasciata italiana in Cile
Other Titles: Chiedono la liberazione d'un ex ministro di Attende
Issue Date: 22-Dec-1973
Fond: La Stampa - anno 1973 
Type: Article
Abstract: Si sono uniti alla protesta anche i profughi delle sedi diplomatiche di Svezia, Norvegia e Messico Santiago del Cile, 21 dicem. Con l'annuncio di uno sciopero della fame indetto dai profughi rifugiati nella residenza dell'ambasciatore, l'ambasciata d'Italia è tornata oggi, per la seconda volta in 24 ore, alla ribalta dell'attualità cilena. L'ufficio Ansa di Santiago ha ricevuto una telefonata di un « portavoce » delle 12 persone che, dallo scorso settembre, sono rifugiate nella residenza dell'ambasciatore Norberto Behman, per informare che 84 profughi avevano deciso lo sciopero della fame per 24 ore « per far pressione sulla giunta militare, allo scopo di ottenere l'immediata liberazione di un ex-dirigente del governo di Allende, e per accelerare la concessione dei salvacondotti richiesti da varie missioni diplomatiche, per centinaia di profughi che sono ancora ospitati nelle rappresentanze ». Il dirigente di cui i profughi chiedono la liberazione è Rolando Calderon, ex-ministro dell'agricoltura ed ex-segretario generale della centrale unica dei lavoratori e militante del partito socialista. Calderon, già arrestato ai tempi del governo di Eduardo Frei perché accusato di aver organizzato una « scuola della guerriglia», aveva trovato rifugio presso l'ambasciata di Cuba, dopo il « golpe » dell'11 settembre. Lo stesso « portavoce » ha dichiarato che la decisione dei profughi dell'ambasciata italiana di fare lo sciopero della fame era stata adottata anche da 58 profughi all'ambasciata di Svezia, 70 che si trovano all'ambasciata di Norvegia e 90 che rimangono ancora nella rappresentanza diplomatica del Messico: in tutto 302 persone. Quarantacinque altri profughi ospitati all'ambasciata d'Italia, in maggioranza bambini in tenera età, donne e ammalati, non partecipano allo sciopero della fame. Il « portavoce » ha detto che la decisione era stata comunicata anche ai cileni profughi che si trovano già in Italia, e che questi avevano deciso di aderire allo sciopero. L'incaricato d'affari, Piero Di Masi, è stato informato della decisione. Inoltre, le persone che hanno trovato asilo all'ambasciata italiana hanno manifestato all'incaricato d'affari la loro "protesta" per l'occupazione — durata ieri circa sei ore — della cancelleria della rappresentanza, da parte di un gruppo di fascisti italiani residenti in Cile, capeggiati da tale Luigi Castri « segretario della sezione cilena del movimento sociale italiano », che « protestavano » contro il mancato riconoscimento della giunta da parte del governo italiano. (Ansa)
URI: http://hdl.handle.net/1234/136
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